Un film horror da guardare stasera
Ovvero: facciamo gli auguri alla nostra Daniela
Bubu settete
Stiamo lavorando eh, non ci hanno rapite gli alieni nè Zio Tibia.
Intanto abbiamo fatto visita alle Messaggerie Musicali ( i cestoni dei vhs a tremila lire, ve li ricordate?) per cercare certi dvd e abbiamo prove fotografiche di talune opere horror che voi umani non vi sareste mai immaginati.
E poi cerchiamo di organizzare le nostre liste e studiamo cose. Siamo a buon punto, ma non vogliamo guastarvi la sorpresa.
Dunque, a presto.
ps adesso è ora di dare da mangiare ai Gizmo, su.
Categorie: viale delle rimembranze, zombies on my mind | Tag: dvd, gizmo, horror, vhs | Commenti (2)Let Me In contro Let The Right One In

Il remake di Låt den rätte komma in (Let the Right One In, o Lasciami entrare) esce a ottobre.
Per ora si trovano solo tre immagini. A quanto pare questo remake americano di Matt Reeves (vedi Cloverfield) sarà più fedele al libro dal quale è tratto, dunque dovrebbe trattarsi di qualcosa di diverso rispetto al film svedese di Tomas Alfredson.
Non so voi, ma io ho amato davvero troppo Eli e Oskar per non guardare con diffidenza questi Abby e Owen.
Che poi questa scena qui era il tripudio del campo/controcampo, e mica per caso. Sì, sono di parte, lo so.
[A chi non lo avesse già fatto consiglio vivamente l'acquisto del DVD, che contiene tre scene tagliate]
Categorie: la settimana dei vampiri | Tag: film, Lasciami entrare, Låt den rätte komma in, Let Me In, Let the Right One In, Matt Reeves, remake, Tomas Alfredson, Vampiri | Commenti (4)Stelle e cinema horror

No, non si parla di quelle star.
E no, nemmeno di Alien e affini.
Avete presente le stelline tramite le quali tutti più o meno siamo stati stati abituati a capire al volo il giudizio su un film? Ecco, proprio quelle. Le troviamo sui quotidiani e sui dizionari, noi stessi spesso le utilizziamo sui social network dedicati alle recensioni o alle librerie personali.
Io per esempio le uso sia online che sul mio Moleskine, e spesso mi danno non pochi problemi.
Il numero di stelle che utilizzo per dare un giudizio su un horror non è tarato sul cinema in generale. Per esempio, su una base da 1 a 5 potrei dare un bel 4 a The Descent in quanto horror, ma non potrebbe essere minimamente paragonato al 4 che darei a Le onde del destino. Nell’horror inoltre vigono alcune regole strane per cui a volte un film può essere talmente brutto da risultare bello.
Se poi i giudizi derivano da una serie di recensioni scritte a quattro mani, le mie stelle potrebbero non essere tarate sui parametri utilizzati da Daniela.
In finale: Un horror al giorno avrà le sue stellette? Non so, con Daniela non ne abbiamo mai parlato, dunque approfitto per chiederglielo qui
365 horror: il meglio dalle parole chiave di Marzo

- “Calvaire gran film” – Siamo d’accordo.
- “Colonna sonora diario Laura Palmer” – Non esiste: c’è quella di Twin Peaks e quella di “Fuoco cammina con me”.
- “La nona porta – automobile” – Si solito ne hanno 3 o 5.
- “Morire con un mix di medicine” – È una cattiva idea.
- “Linch della buona notte” – “Fai il bravo e mi rivedrai una volta, fai il cattivo e mi vedrai altre due volte”
- “Questa casa è demoniaca” – Così impari, a subaffittare.
- “Si cammina per ricordare film” – Non saprei, io di solito dopo il cinema faccio volentieri una passeggiata.
- “Cosa è successo al protagonista di Paranormal Activity” – È stato ucciso.
- “Film horror su possessione diabolica” – con il nostro ebook avrai solo l’imbarazzo della scelta.
- “Testo di horror già fatto” – Comoda, la vita!
Ridi Pagliaccio*
C’era una volta Caino passando per Jack lo Squartatore e arrivando a Stevanin.
Il Mostro di Firenze, ha segnato per sempre il mio immaginario pauroso: ricordo i servizi al TG1 e ricordo con precisione e nitidezza la sensazione di terrore che traspariva dalle parole del telegiornalista.
E io, che leggevo sempre moltissimo, divoravo gli articoli scritti sul Corriere della Sera e mi impressionavo coi dettagli (Carlo Lucarelli ne fa un’ottima ricostruzione), ricamando su quella figura così spaventevole perché reale.
La tivù prima (indimenticabile la serie su Ted Bundy “Il Mostro“) e il cinema poi, hanno saccheggiato a piene mani dalle vicende dei serial killer. Nel bene e nel male, affascinano ancora oggi senza perdere smalto.
Dei serial killer letti sui giornali o visti nella fiction (compreso Hannibal Lecter che non sarà davvero esistito ma è un personaggio straordinario) chi ricordate con più terrore?
Fuori i nomi!
*John Wayne Gacy e la sua mania di travestirsi da clown
e di dipingere pagliacci, hanno ispirato King per IT
Categorie: serial killer, viale delle rimembranze, zombies on my mind
| Tag: caino, carlo lucarelli, hannibal lecter, il mostro, il mostro di firenze, it, jack lo squartatore, john wayne gacy, mark harmon, serial killer, stephen king, ted bundy |
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Se l’horror va all’ospizio

Le idee solitamente nascono dalla vita quotidiana.
E se mi si bloccasse la macchina proprio qui in mezzo al nulla?
E se questa persona gentile che mi sta aiutando fosse in realtà un assassino?
E se questo ascensore bloccato non fosse un caso, ma una trappola?
C’è chi si basa anche sulle paure più tipiche e comuni.
I bambini hanno paura del buio e dei mostri nascosti sotto il letto o nell’armadio.
Le donne ne hanno dei tizi inquietanti che sembrano seguirle di notte.
I ragazzi pensano che gli adulti non gli crederanno mai, tanto più se si parla di situazioni assurde.
Le donne incinte sono terrorizzate dall’idea che il feto possa avere qualcosa di anomalo.
E così, evolvendo.
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A Nightmare on Elm Street: trova le differenze

Mi sembra evidente: la nuova Nancy investe di più in prodotti per il bagno.
Categorie: viale delle rimembranze | Tag: film, immagini, nightmare on elm street, remake | Commenti (7)Le regole dei film horror (un giochino vecchio come Nosferatu)
Leggendo un breve post sulle regole horror e parlandone con Barbara, ci è venuto in mente che il genere vuole assolutamente che esistano delle regole.
Internazionale le reinterpreta, ma sono un buon inizio:
1. I più paurosi sono quelli in cui non succede nulla.
2. Per spaventarti davvero, lascia stare il paranormale e guardati Porta a porta.
3. C’è solo una cosa più terrificante degli horror giapponesi: gli horror sudcoreani.
4. Quelli sui vampiri non sono più film dell’orrore, ma roba da adolescenti in piena tempesta ormonale.
5. Mettiti l’anima in pace: nessuno riuscirà a spaventarti più di Jack Nicholson in Shining.
Googlando emerge che la rete è zeppa di versioni e decaloghi più o meno divertenti o veritieri sulle regole dei film horror. Cito una fonte autorevole per tutte, i nonciclopediani.
Proverei a scriverne qualcuna. Sono sicura che chi ama il genere horror abbia parecchio da dire sulle regole, quindi, sbizzarritevi.
1. Puoi avere lo smartphone più intelligente del mondo, ma sei dentro a un film di paura. Se sei fortunato il cellulare non funzionerà o avrai la batteria scarica. Sei sei sfigato, chiamerà Samara per avvisarti che il credito è finito.
2. Se c’è un gruppo di teen ager nel bosco, i primi a morire sono quello-troppo-bello, lo scemo. O la Troppo Bionda.
3. Se si tratta di un horror citazionista è matematico che non riuscirai a ricordarti il titolo di nessuna pellicola menzionata.
4. Se compare un qualunque anziano, potete dire definitivamente addio a ogni buona notizia.
5. Se l’unica via di fuga è un’auto non troverai le chiavi, non ci sarà la benzina o i castori ti avranno bucato le ruote. Anche se sei in città.
(and so on)
Categorie: Sull'horror, viale delle rimembranze, zombies on my mind | Tag: 365horror, horror | Commenti (5)Calvaire: una questione d’atmosfera

Ci sono film horror che si reggono su una trama avvincente, altri funzionano per via dei personaggi, altri ancora per ottime scene splatter… ci sono milioni di motivi diversi, di solito è un mix di questi elementi a decretare la riuscita o meno di un film.
Ma ce ne sono altri che vivono per l’atmosfera, e questa per me è una questione molto importante. Un film può essere la creazione di un mondo, e deve essere credibile. La credibilità non è una questione legata a quanto può essere realistica una scena, non è questo di cui parlo.
Il mondo mostrato all’interno di un film deve essere credibile nella sua dimensione, ovvero ogni elemento deve in qualche modo sposarsi con l’ambiente circostante. Deve darti l’idea di essere stato in un luogo unico nel quale ti senti compreso. Solo in quel film può succedere questa cosa e funzionare. È questo di cui parlo.
L’atmosfera ti fa vivere dentro al film senza avvertire stonature.
Prendiamo un titolo come Calvaire (di Fabrice Du Welz, 2004).
Il soggetto è piuttosto banale: un tizio rimane in panne nel bel mezzo di un bosco e si rifugia in una locanda circondata dal nulla. Il suo ospite sembra una persona cordiale, ma ben presto rivela il suo lato psycho imprigionandolo e facendogli subire dei soprusi. Intorno ai due orbitano gli abitanti del paese, ma non saranno d’aiuto al malcapitato perché da quelle parti la follia sembra sentirsi decisamente a casa propria.
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