Calvaire: una questione d’atmosfera

Ci sono film horror che si reggono su una trama avvincente, altri funzionano per via dei personaggi, altri ancora per ottime scene splatter… ci sono milioni di motivi diversi, di solito è un mix di questi elementi a decretare la riuscita o meno di un film.
Ma ce ne sono altri che vivono per l’atmosfera, e questa per me è una questione molto importante. Un film può essere la creazione di un mondo, e deve essere credibile. La credibilità non è una questione legata a quanto può essere realistica una scena, non è questo di cui parlo.
Il mondo mostrato all’interno di un film deve essere credibile nella sua dimensione, ovvero ogni elemento deve in qualche modo sposarsi con l’ambiente circostante. Deve darti l’idea di essere stato in un luogo unico nel quale ti senti compreso. Solo in quel film può succedere questa cosa e funzionare. È questo di cui parlo.
L’atmosfera ti fa vivere dentro al film senza avvertire stonature.
Prendiamo un titolo come Calvaire (di Fabrice Du Welz, 2004).
Il soggetto è piuttosto banale: un tizio rimane in panne nel bel mezzo di un bosco e si rifugia in una locanda circondata dal nulla. Il suo ospite sembra una persona cordiale, ma ben presto rivela il suo lato psycho imprigionandolo e facendogli subire dei soprusi. Intorno ai due orbitano gli abitanti del paese, ma non saranno d’aiuto al malcapitato perché da quelle parti la follia sembra sentirsi decisamente a casa propria.
Luoghi isolati, bisogno d’aiuto, follia collettiva. Cose mai viste, insomma.
Eppure Calvaire in qualche modo funziona, anche se dopo averlo visto non riuscivo a capacitarmene. Sia chiaro: non è uno di quei titoli capace di fare da punto di svolta, è solo un film che funziona pur basandosi sulla solita minestra.
In Calvaire le scene che contribuiscono maggiormente alla tensione non sono quelle che sulla carta sembrerebbero più funzionali; scusate lo spoiler – ma la scena della crocifissione ha un impatto emotivo minore rispetto a quella piccola perla della danza dei pazzi nel bar del paese, o della scena del taglio dei capelli.
Funzionano perché riescono a rendere bene il clima di alienazione, del “tutto è perduto”, del crollo delle certezze di ciò che è bene e male. E il bosco si fa attore, si riescono ad avvertire gli odori e l’umidità dell’ambiente circostante. Lo stesso accade per tutte le altre ambientazioni del film, che si sposano bene con le azioni dei personaggi.
L’atmosfera generale del film è parte fondamentale del tessuto del film, che altrimenti risulterebbe solo come una trama bislacca recitata dagli scemi del villaggio.
10 Responses to “Calvaire: una questione d’atmosfera”
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rincuorato dal rivedervi e contentissimo del titolo di film che non conoscevo! caspita che lunedì!
Ah che bel film. Una sorpresa, quando lo vidi.
Barbara, non deludi mai.
Se si parla di horror non posso esimermi dall’intervenire, soprattutto ora che ho notato questa elegante iniziativa, e alla luce del satanico patto che mi lega alla ex-regina. Commenterò dunque dicendo che Calvaire è l’ennesima dimostrazione – se mai ce ne fosse ancora bisogno – che gli italiani per quel che riguarda il cinema di genere si fanno prendere a calci praticamente da tutti. Il filone horror francese è più che ottimo (citerei il bellissimo Martyrs, ma do per scontato che voi lo conosciate…), così come quello spagnolo. Trame non scontate, fotografia ottimamente allucinata, orrore e degrado che realmente ti scavano dentro, insomma quanto di meglio chiedere ad un horror, soprattutto ad un horror INTELLIGENTE.
Ormai l’Italia non la prendo nemmeno più in considerazione, in attesa che qualche regista mi faccia tornare sui miei passi… direi che gli europei stanno prendendo a calci in culo l’horror USA. Martyrs l’ho apprezzato molto, così come À l’intérieur. Per quanto riguarda la trama per me può anche essere scontata se poi se ne offre una interpretazione originale
Sapete niente di questo tanto strombazzato Shadow, l’horror di FedericoZampaglioneLeaderDeiTiroMancino? In giro ne dicono meraviglie, io ho visto il trailer e non mi è sembrato niente di che…comunque piacere!
Riguardo all’horror USA io credo che il problema di fondo sia uno solo: la loro personale concezione del male. Il male americano è quella figura paranormale e figa, crudele ma in un certo senso affascinante, che ha grandi poteri e ne fa sfoggio, che ti tortura in infiniti e artistici modi, che un pò ti spacca un pò ti fa gli sberleffi, e che alla fine può addirittura esser sconfitta, di modo che tu puoi non solo spravvivere, ma a volte imparare anche una lezione!
Il male europeo si basa su presupposti del tutto diversi: è il MALE, quello senza volto, che non gioca con te, col quale non puoi sperare di comunicare o venire a patti. E’ una forza impermeabile e innamovibile, dalla quale non puoi aspettarti nulla se non l’esserne travolto se solo provi ad avvicinarti. Punto. Il male non gioca con te, non dà speranza, non ti sorprende con trucchi e battute ironiche, semplicemente ti spezza senza neppure accorgersi di te.
Ecco perchè gran parte dei film horror americani non funzioneranno MAI.
Io non ne faccio un discorso di bene o male e della loro rispettiva interpretazione. Molto più banalmente: l’horror americano degli ultimi anni non ha nessuna idea brillante, non ha sottotesti, non ha messaggi. Gioca sull’inventare la tortura migliore o sul trovare una serie da portare avanti. È sempre alla ricerca del fenomeno da sala, ma lo fa senza farsi il culo. Gioca spesso su inquadrature, effetti sonori, colpi di scena visti e rivisti. Se togli questi elementi rimane ben poco. Credo che il problema stia anche nel sistema delle produzioni americane, questo spiegherebbe come mai i remake USA dei film stranieri riescono quasi sempre ad essere una versione sciapa dell’originale. Quando si vuole accontentare tutti non si accontenta nessuno. Prendi il coreano Two Sisters: cosa è diventato? Un film che poteva essere compreso da tutti, cioè la solita cagata già vista. (l’ultimo Zampaglione non l’ho visto, Daniela non so)
evo
bravo, bravo argomenta (io mi sa che scrivo qualcosa sul tuo lavoro Terra, Inferno e di quanto è miope il mercato italiano sull’horror)
Se Zampaglione ha girato un horror decente, giuro che mi trucco da ladygaga e cambio l’avatar
@Barbara: beh, è un pò quello che dicevo io, no? un male da cabaret, da barzelletta macabra, un male irreale quindi vuoto quindi sciapo, troppo preso ad essere originale per essere significativo! Ed in effetti un horror che accontenta tutti non può esistere, perchè se non morde che film horror è? E’ come fare delle montagne russe che per accontentare tutti sono senza nessuna discesa!
@Daniela: eeeh, Terra Inferno! Capolavoro dimenticato! Ma non era proprio un horror, era contaminato…ora invece mi sono buttato sul fantasy…poveri noi!
Gran bel film CALVAIRE.
A me non è dispiaciuto neppure il corto presente nel DVD; mi toccherà vedere VINYAN.