Se l’horror va all’ospizio

Tuesday 6 April 2010 | scritto da Barbara

Le idee solitamente nascono dalla vita quotidiana.

E se mi si bloccasse la macchina proprio qui in mezzo al nulla?
E se questa persona gentile che mi sta aiutando fosse in realtà un assassino?
E se questo ascensore bloccato non fosse un caso, ma una trappola?

C’è chi si basa anche sulle paure più tipiche e comuni.

I bambini hanno paura del buio e dei mostri nascosti sotto il letto o nell’armadio.
Le donne ne hanno dei tizi inquietanti che sembrano seguirle di notte.
I ragazzi pensano che gli adulti non gli crederanno mai, tanto più se si parla di situazioni assurde.
Le donne incinte sono terrorizzate dall’idea che il feto possa avere qualcosa di anomalo.

E così, evolvendo.

Gli autori più creativi indagano paure meno generiche, e c’è chi è in grado di creare un sottotesto.

Non che sia una regola: leggendo le biografie di certi registi si scopre che l’idea per un film è nata da un articolo di nera o da un sogno. Però il campanello della paura deve squillare e di solito lo fa quando una storia va a colpire delle paure condivisibili.

Tutte le volte che penso alle variabili tra horror e vita quotidiana, finisco sempre per fare lo stesso pensiero: ma gli anziani di cosa hanno paura?

Non ho memoria di aver mai visto un horror con protagonisti vecchi. Gli anziani compaiono come personaggi marginali destinati alla morte; ma nessuno sembra aver mai indagato davvero sulle loro paure.
Sono forse poco interessanti? Hanno poca presa sul pubblico? I livello di immedesimazione è troppo basso?
È una fissa che ho da un po’ di tempo.
Se qualcuno conosce degli horror con protagonisti da villa arzilla, usi il campo commenti!
Mi raccomando: protagonisti. Per i personaggi secondari abbiamo già una nutrita scelta, ma non è delle loro paure che si parla nei film.


6 Responses to “Se l’horror va all’ospizio”

  1. daniela_elle on April 6, 2010 12:57

    Stephen King ha spesso usato personaggi anziani facendoli parlare molto di sé e delle proprie paure ma temo che nelle trasposizioni cinematografiche, tranne forse il miglio verde ma alla fine, ben poco sia rimasto. Ricordo uno di loro che aveva il terrore che gli cascassero i denti e un altro personaggio che temeva di trovare la propria casa occupata da sconosciuti.

  2. Barbara on April 6, 2010 13:06

    Già, credo che il problema sia più il lato marketing. I protagonisti anziani attraggono poco, e gli horror sono “film da ragazzetti”. Però a me piace guardare le cose da un punto di vista diverso. Te lo ricordi “terrore cieco” con la farrow? è il primo film *teso* a tema cecità che ho visto e mi era piaciuto molto, l’empatia si crea.

  3. Massimiliano on April 6, 2010 13:44

    Restando in zona King, mi vengono in mente “L’allievo” e “Cuori in Atlantide” [che tra l'altro è in onda stasera, se non ricordo male], non so se possono essere definiti protagonisti, ma di sicuro hanno un peso forte nella storia.

  4. Barbara on April 6, 2010 16:16

    uhm, no. deve essere protagonista un vecchio con il suo contesto, e deve essere l’eroe del film. non valgono i film basati sui ricordi dei vecchi da giovani, sono finti protagonisti. ne “l’allievo” il protagonista è il ragazzino e la chiave sta più nel nazismo che nel fare leva sulle paure di una persona in quella fase della vita

  5. daniela_elle on April 6, 2010 21:53
  6. daniela_elle on April 6, 2010 22:04

    e comunque

    ogni volta che un anziano compare in un film horror, sono quasi sempre rogne o brutte notizie, è la matematica della jella temo

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