Se l’horror va all’ospizio

Le idee solitamente nascono dalla vita quotidiana.
E se mi si bloccasse la macchina proprio qui in mezzo al nulla?
E se questa persona gentile che mi sta aiutando fosse in realtà un assassino?
E se questo ascensore bloccato non fosse un caso, ma una trappola?
C’è chi si basa anche sulle paure più tipiche e comuni.
I bambini hanno paura del buio e dei mostri nascosti sotto il letto o nell’armadio.
Le donne ne hanno dei tizi inquietanti che sembrano seguirle di notte.
I ragazzi pensano che gli adulti non gli crederanno mai, tanto più se si parla di situazioni assurde.
Le donne incinte sono terrorizzate dall’idea che il feto possa avere qualcosa di anomalo.
E così, evolvendo.
Continua »
Le regole dei film horror (un giochino vecchio come Nosferatu)
Leggendo un breve post sulle regole horror e parlandone con Barbara, ci è venuto in mente che il genere vuole assolutamente che esistano delle regole.
Internazionale le reinterpreta, ma sono un buon inizio:
1. I più paurosi sono quelli in cui non succede nulla.
2. Per spaventarti davvero, lascia stare il paranormale e guardati Porta a porta.
3. C’è solo una cosa più terrificante degli horror giapponesi: gli horror sudcoreani.
4. Quelli sui vampiri non sono più film dell’orrore, ma roba da adolescenti in piena tempesta ormonale.
5. Mettiti l’anima in pace: nessuno riuscirà a spaventarti più di Jack Nicholson in Shining.
Googlando emerge che la rete è zeppa di versioni e decaloghi più o meno divertenti o veritieri sulle regole dei film horror. Cito una fonte autorevole per tutte, i nonciclopediani.
Proverei a scriverne qualcuna. Sono sicura che chi ama il genere horror abbia parecchio da dire sulle regole, quindi, sbizzarritevi.
1. Puoi avere lo smartphone più intelligente del mondo, ma sei dentro a un film di paura. Se sei fortunato il cellulare non funzionerà o avrai la batteria scarica. Sei sei sfigato, chiamerà Samara per avvisarti che il credito è finito.
2. Se c’è un gruppo di teen ager nel bosco, i primi a morire sono quello-troppo-bello, lo scemo. O la Troppo Bionda.
3. Se si tratta di un horror citazionista è matematico che non riuscirai a ricordarti il titolo di nessuna pellicola menzionata.
4. Se compare un qualunque anziano, potete dire definitivamente addio a ogni buona notizia.
5. Se l’unica via di fuga è un’auto non troverai le chiavi, non ci sarà la benzina o i castori ti avranno bucato le ruote. Anche se sei in città.
(and so on)
Categorie: Sull'horror, viale delle rimembranze, zombies on my mind | Tag: 365horror, horror | Commenti (5)Calvaire: una questione d’atmosfera

Ci sono film horror che si reggono su una trama avvincente, altri funzionano per via dei personaggi, altri ancora per ottime scene splatter… ci sono milioni di motivi diversi, di solito è un mix di questi elementi a decretare la riuscita o meno di un film.
Ma ce ne sono altri che vivono per l’atmosfera, e questa per me è una questione molto importante. Un film può essere la creazione di un mondo, e deve essere credibile. La credibilità non è una questione legata a quanto può essere realistica una scena, non è questo di cui parlo.
Il mondo mostrato all’interno di un film deve essere credibile nella sua dimensione, ovvero ogni elemento deve in qualche modo sposarsi con l’ambiente circostante. Deve darti l’idea di essere stato in un luogo unico nel quale ti senti compreso. Solo in quel film può succedere questa cosa e funzionare. È questo di cui parlo.
L’atmosfera ti fa vivere dentro al film senza avvertire stonature.
Prendiamo un titolo come Calvaire (di Fabrice Du Welz, 2004).
Il soggetto è piuttosto banale: un tizio rimane in panne nel bel mezzo di un bosco e si rifugia in una locanda circondata dal nulla. Il suo ospite sembra una persona cordiale, ma ben presto rivela il suo lato psycho imprigionandolo e facendogli subire dei soprusi. Intorno ai due orbitano gli abitanti del paese, ma non saranno d’aiuto al malcapitato perché da quelle parti la follia sembra sentirsi decisamente a casa propria.
Continua »
La settimana della possessione diabolica (a casa tutto bene)
Rimanendo in tema con l’ultimo post di Barbara, rispolveriamo la memoria.
Ma prima di dar la stura all’elenco – che voi prontamente arricchirrete di titoli oltre le nostre scelte iniziali – due parole.
Ci chiedono spesso: “Cosa intendete per horror?” Bella domanda amico.
Io lo intendo in molti modi: un film di Nicholas Cage col toupet infuocato può avvicinarsi molto all’aggettivo orribile e spaventare al pari della faccia di Clara Calamai nel celeberrimo fotogramma di Profondo Rosso, con tutto quell’infernale kajal.
Sotto questa etichetta ci metterei anche Che fine ha fatto Baby Jane?. Non mi dite che Bette Davis e quei terribili boccoli tentacolari non vi hanno rubato il sonno.
Sulle possessioni, c’è una filmografia sostenuta tanto che è davvero una manna e allo stesso tempo un impegno, spulciarla ma abbiamo la nostra rosa* di partenza:
Curiosità: mentre cercavo nel cinema horror italiano cose di diavoli, ho ritrovato notizie su Lucio Fulci. Come si fa a non amare quest’uomo? Basterebbe solo il titolo di una delle sue ultime produzioni: “Un gatto nel cervello“.
*(c’è un intruso, dai è facile)
Categorie: Sull'horror, la settimana della possessione diabolica | Tag: 365horror, Amityville Horror, ebook, horror, Il Seme Della Follia, Inferno, Jennifer's Body, L'Esorcismo di Emily Rose, l'esorcista, La Nona Porta, La setta, la settimana della possessione diabolica, Lucio Fulci, paranormal activity, possessione diabolica, Rosemary's Baby, Un gatto nel cervello | Commenti (13)Paure soggettive, Paranormal Activity e il nostro ebook

Qualche settimana fa Daniela e io ci siamo viste per discutere alcuni aspetti dell’ebook.
Siamo state molto produttive, ma non ci siamo fatte mancare qualche dissertazione su alcuni film e sul genere.
Stamattina ho avuto una piccola ma folgorante illuminazione, che è in qualche modo legata a un discorso fatto quel giorno, ma per spiegarmi meglio devo parlarvi di Paranormal Activity.
Paranormal Activity sta dividendo molto il pubblico: c’è chi lo trova terrorizzante e chi lo considera una boiata.
L’ho visto proprio dietro consiglio di Daniela, che pur guardandolo con una certa diffidenza ne è rimasta colpita. La stessa cosa è successa a me: l’ho trovato inquietante.
Continua »













