Un film horror da guardare stasera
Ovvero: facciamo gli auguri alla nostra Daniela
Calvaire: una questione d’atmosfera

Ci sono film horror che si reggono su una trama avvincente, altri funzionano per via dei personaggi, altri ancora per ottime scene splatter… ci sono milioni di motivi diversi, di solito è un mix di questi elementi a decretare la riuscita o meno di un film.
Ma ce ne sono altri che vivono per l’atmosfera, e questa per me è una questione molto importante. Un film può essere la creazione di un mondo, e deve essere credibile. La credibilità non è una questione legata a quanto può essere realistica una scena, non è questo di cui parlo.
Il mondo mostrato all’interno di un film deve essere credibile nella sua dimensione, ovvero ogni elemento deve in qualche modo sposarsi con l’ambiente circostante. Deve darti l’idea di essere stato in un luogo unico nel quale ti senti compreso. Solo in quel film può succedere questa cosa e funzionare. È questo di cui parlo.
L’atmosfera ti fa vivere dentro al film senza avvertire stonature.
Prendiamo un titolo come Calvaire (di Fabrice Du Welz, 2004).
Il soggetto è piuttosto banale: un tizio rimane in panne nel bel mezzo di un bosco e si rifugia in una locanda circondata dal nulla. Il suo ospite sembra una persona cordiale, ma ben presto rivela il suo lato psycho imprigionandolo e facendogli subire dei soprusi. Intorno ai due orbitano gli abitanti del paese, ma non saranno d’aiuto al malcapitato perché da quelle parti la follia sembra sentirsi decisamente a casa propria.
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